JACK WHITE: BLUNDERBUSS

2
788

Ci sono dei musicisti che bastano a se stessi. Uno di questi è sicuramente Jack White. Appassionato del vinile e degli strumenti vintage, il musicista si è rivelato uno stakanovista del blues e del garage, fondando parallelamente ai White Stripes, che all’inizio del nuovo millennio diventano i guardiani delle radici del rock e del suono analogico, due altri gruppi i Raconteurs e i Dead Weather. Oggi esce con un disco solista, Blunderbuss, tredici pezzi che si muovono fra blues, rock, psichedelia, r&b, hard rock e soul.

E anche se non siamo più dalle parti del blues scarno degli esordi con i White Stripes, il blues è sempre sullo sfondo. Acido. Blue è il colore scelto per l’immagine di copertina e blue sono i testi delle canzoni che ruotano intorno a un unico tema: la sofferenza che l’amore infligge all’essere umano. La morte che ci accompagna tutti i giorni. Appollaiata sulla spalla come il corvo in copertina.

Su “Missing Pieces”, che apre l’album, una predatrice fa a pezzi il corpo del suo amante. “Voglio che l’amore mi scivoli addosso, che prenda dolcemente le mie dita e me le schiacci in una porta” canta su “Love Interruption”.

Chitarre che squarciano e pianoforte che ammorbidisce. E su tutte la splendida voce del nuovo poeta maledetto Jack White. Che tocca le corde della sua chitarra e crea dei pezzi come non se ne sentivano da tempo. Una sola cover: “I’m Shakin’ ” di Little Willie John, rocker di colore degli anni ’50. Un disco da ascoltare e riascoltare.  Questa è musica che resta, ci sono gli Stones, i Beatles, i Led Zeppelin, i Jefferson Airplane, rivisitati e corretti. Produzione curatissima dall’istrionico chitarrista che ha definitivamente creato un classico. È per questo che su Chitarre di giugno sarà lui il protagonista. Restate sintonizzati. E soprattutto procuratevi questo disco. Magari in vinile. (Bianca Spezzano)

 

 Third Man Records/SpinGo!

2 COMMENTS

Comments are closed.