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CHRISTIAN RUSSO – The Guitar Battle For Peace (CD, 2015)

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ChristianRusso_coverUna delle sfide più condivisibili nel mondo della chitarra è stata ed è quella di riuscire a creare un album strumentale che regga fino alla fine (o perlomeno fino al terzo pezzo…) senza perdere il senso musicale e il tiro. Negli ultimi venti-trent’anni, per note ragioni e con riferimenti ben chiari, molti chitarristi hanno provato a cimentarsi su questo terreno spinoso, un campo di battaglia sul quale molti hanno lasciato ambizioni e velleità inadeguate. A distanza di tempo, quando anche i maestri di quella fusion moderna fra rock classico e metal che ne sa abbastanza di armonia e ancor più di tecnica (soprattutto velocità e fuochi pirotecnici…) hanno preso le distanze dallo shred come filosofia di vita, è interessante incontrare chi non ha paura di confrontarsi su queste basi.
Christian Russo parte proprio da qui per proporre sei pezzi in cui dimostra la capacità di scrivere musica dalle strutture anche piuttosto complesse con arrangiamenti che sfruttano fino in fondo le possibilità offerte da un uso sapiente delle timbriche chitarristiche. In questo senso si avvale della collaborazione di un folto gruppo di chitarristi italiani e stranieri di notevole caratura e citiamo fra gli altri William Stravato, Michael Angelo Batio, Michele Ascolese, Andrea Martongelli, Carlo Fimiani, Matt Cafissi, Patrick Abbate, Vanny Tonon.
Un buon lavoro che ben rappresenta le notevoli doti strumentali di Christian Russo e lascia intuire ottime potenzialità per il futuro.

S.T.

METALLICA – Sonisphere, Milano 02/06/2015

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METALLICA-JAMES-HETFIELD-PHOTO-ROERTO-VILLANI-02062015-_P7A2332Fa caldo, molto caldo, quel caldo che ti fa tenere a fatica le mani sul volante della macchina mentre sei fermo, inghiottito da una coda chilometrica diretta verso il parcheggio più vicino. Quel caldo che dà alla testa e per un attimo ti fa rimpiangere il cinquantino con cui hai sfidato ogni legge della fisica fra i 14 ed i 17 anni.
Sono circa le 17.30 quando si comincia a intravedere l’ingresso del parcheggio, mentre il lentissimo biscione di lamiera si ferma del tutto: “Non c’è più spazio, cercate altrove”.
La stessa scena si ripete pochi minuti più tardi davanti ad un altro parcheggio scatenando l’assalto alle vie vicine, dando prova di quanta creatività possa scaturire da un gesto semplice come il posizionare la propria macchina in un determinato punto.

EGIDIO MARCHITELLI – Drifting in a Room Full of Mirrors (SEF Music) CD

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MArchitelliMarchitelli è un chitarrista eclettico, capace di frequentare il jazz quanto il rock e il pop, l’elettrica e l’acustica. Ha alle spalle esperienze ben diversificate, da quella in orchestra a un numero imprecisato di formazioni fra cui spicca la band di Massimo Moriconi, e la capacità di spingersi anche in territori trasversali come lo stile manouche di Django Reinhardt, diventato ormai quasi un banco di prova per ogni tipo di strumentista.
Con questo album ‘paga’ il suo tributo personale alla musica del grande Jimi Hendrix, scegliendo di affrontarla quanto più possibile in maniera personale e non scontata. In effetti, non manca la classica “Little Wing”, ma si apre con un’intro acustica raffinata che non sfigurerebbe in un album di Sting, “Purple Haze” assume uno spiccato sapore acid-funk, “The Wind Cries Mary” sorprende con un vivace arrangiamento in chiave fusion.
La chitarra di Egidio cambia voce e forma per adattarsi diversamente a ogni episodio di questo personale viaggio nell’universo hendrixiano, acustica, elettrica, cristallina, distorta o effettata ad arte… Ottima l’interazione con il batterista Alessandro Minetto e l’organista Alberto Marsico, i due terzi di un trio che si distacca per originalità dal format hendrixiano per eccellenza.

Stefano Tavernese

FABIO MITTINO & BERT LAMS – Long Ago (XO Pandora) CD

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Mittino-Lams

Mittino-LamsFabio Mittino e Bert Lams si conoscono tramite Robert Fripp nel 1998 a Londra. Oggi i due realizzano un progetto di grande ispirazione, nato tra prove e concerti da Milano agli Stati Uniti. Long Ago è la trascrizione e l’arrangiamento per due chitarre acustiche della musica di Gudjieff/De Hartmann. Gurdjieff, il filoso russo armeno che avuto una grande influenza anche su artisti e intellettuali europei e americani nei primi anni del Novecento, aveva la grande dote di ricordare a memoria musiche sacre e inni ascoltati durante i suoi viaggi in Asia e Medio Oriente. Più tardi avrebbe cantato e suonato quelle melodie al pianista e compositore russo Thomas De Hartmann: insieme riuscirono a creare ben trecento brani tra il 1918 e il 1927. Melodie apparentemente semplici, senza alcuna pretesa di elaborazione formale, che a un esame approfondito prendono invece direzioni inaspettate, rivelandosi affascinanti e potenti nel suscitare stati d’animo particolari. Musica che finora era stata ascoltata solo sullo strumento per la quale era stata composta: il pianoforte, celebri le incisioni di Keith Jarrett, Elan Sicroff, Herbert Henck e Cecil Lytle. Mittino e Lams hanno usato strumenti intonati con l’epoca: due Gibson arch top, costruite nel 1930, senza alcun filtro o effetto. I brani esplorano un vasto repertorio, dalle canzoni armene a quelle dell’India, da quelle curde a quelle ortodosse, fino alle danze sayyid, la maggior parte di esse mai suonate con le chitarre. Il risultato è notevole: si viene letteralmente rapiti dalle note danzanti di “Hindu Melody”, “Long Ago in Mikhailov”, “Kurd Melody”, “Mazurka”, “Sayyid Dance”, da quelle meditative di “Prayer of Gratitude” e “Meditation”. Splendide “Armenian Song”, intriganti la geometrie di “Movement 9”, “Carpet Weaving” e “Movement 13”, dolcissime e malinconiche “For mr Gurdjieff’s wife” e “Song of the Fisherwomen”, ieratica “Orthodox Hymn for a midnight service”. Il tutto eseguito con la semplicità di due grandi virtuosi dello strumento.

Alessandro Staiti

JIM PETERIK & MARC SCHERER – Risk Everything (Frontiers Records) CD

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peterik-scherer_riskeverythingNel nuovo album di Jim Peterik & Marc Scherer rivivono quelle atmosfere in stile “american dream” che a inizio anni ottanta proiettarono una band come i Survivor in cima al mondo con brani come “Eye Of The Tiger” e “Burning Heart”, veri e propri anthem del genere AOR.
La produzione è accurata, e i brani sono il vero punto di forza di questo progetto che l’ex-songwriter e polistrumentista prima dei Survivor e ora dei Pride Of Lions ha messo in piedi, ingaggiando un cantante assolutamente di alto livello come Marc Scherer, particolarmente versatile e dalla spiccata estensione vocale.
Se un brano come “How Long Is A Moment” fosse uscito da un album come Escape dei Journey, nessuno avrebbe avuto da ridire, anzi, avrebbe ulteriormente aumentato la già eccelsa caratura qualitativa del celeberrimo disco della band californiana, mentre una traccia come “Thee Crescendo” sarebbe, oggi,  la colonna sonora perfetta per un nuovo capitolo di Rocky.
Un disco ispirato, pieno zeppo di melodie affascinanti e accattivanti, che ha il pregio di rendere omaggio a una delle band più amate negli States. Parlo ovviamente dei Survivor e dell’opportunità di riscoprirli oggi attraverso l’eccellente Risk Everything.

Roberto Villani    

FRANCESCO GUAIANA QUARTET – Unsaid Songs (Workin’ Labels-IRD) CD

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Guaiana-Unsaid-songsUnsaid Songs è il titolo del nuovo disco di Francesco Guaiana, chitarrista con una lunga carriera alle spalle di livello internazionale che si cimenta in questo progetto di stampo jazzistico accompagnato da una band di spessore. Alla batteria troviamo Fabrizio Giambanco, al contrabbasso e basso elettrico Luca Lo Bianco, alla tromba e al flicorno Alessandro Presti, fresco vincitore del premio critica e pubblico al prestigioso Massimo Urbani jazz contest. L’album è composto da nove tracce composte da Francesco Guaiana tra l’Italia e gli Stati Uniti, con l’eccezione della reinterpretazione di “Falling Grace”, scritta dal compositore e bassista americano Steve Swallow.
Il suono dell’album si distingue per raffinatezza e semplicità. La chitarra ha un timbro avvolgente, l’effetto delay  è sapientemente utilizzato rendendo l’ascolto molto piacevole. Le atmosfere calde e rilassate vengono impreziosite in alcuni pezzi dalla tromba che svolge degnamente il ruolo di contrappunto.
Un motivo in più per apprezzare la qualità di questo lavoro.

Marco Delle Donne

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