STOCAZZO

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IL SUONO LIQUIDO DI VINCE PASTANO (INTERVISTA DEL 05/12/2015)

Vince Pastano, classe 1978, stasera al Teo Bar di Castiglione d’Adda in veste di chitarrista della band che accompagna Rocio Rico Romero, nonché produttore artistico e creatore – insieme ad Antonello D’Urso e Max Messina – della Liquido Records. Come nasce la vostra etichetta?

L’etichetta nasce per passione, il nostro “lavoro vero” è il turnismo, ma appena abbiamo un momento libero produciamo dischi di cantautori dalle influenze che potrei definire sperimentali. È fondamentale per noi essere colpiti dai testi di coloro che decidiamo di produrre, e cerchiamo di aggiungere alla poetica del testo una controparte musicale altrettanto forte.La liquido Records nasce attorno al 2011, dopo una serie di delusioni legate ad esperienze negative con altre etichette discografiche che ci hanno portato a prendere questa decisione. Il nome Liquido è l’aggettivo più adatto a descrivere il suono che caratterizza le nostre produzioni, suggeritoci dalla cantautrice/scrittrice Grazia Verasani.

Come si sviluppa artisticamente il vostro rapporto con Rocio? Musicalmente le sue radici affondano nel flamenco e nella lirica, mentre voi avete sonorità molto diverse…

Sono presenti nel suo cantato inflessioni o variazioni microtonali caratteristiche del flamenco, e questa è probabilmente la caratteristica che la contraddistingue maggiormente, ma dal punto di vista armonico ci siamo voluti allontanare dalle atmosfere latine per cercare di proporre qualcosa di nuovo e più ricercato.

Il punto di partenza sono sempre le sue composizioni, noi cerchiamo soltanto di dare un nuovo vestito a brani che hanno un qualcosa di magico già nel momento in cui Rocio ce li presente, eseguendoli accompagnandosi solo con la chitarra.

Penso che chitarristicamente questo tuo progetto possa sorprendere gli ascoltatori che ti identificano come un ottimo turnista o come “il chitarrista di Vasco” , visto che non ti focalizzi assolutamente su evoluzioni pirotecniche e virtuosismi mentre il lavoro tuo e di Antonello D’Urso è molto più orientato verso “suoni e atmosfere”

Sicuramente. Il mio modo di suonare è cambiato molto nel corso degli anni: a 18 anni ho iniziato a suonare metal per poi muovermi verso altri territori, ma ho ritrovato un approccio più hard ultimamente entrando a far parte della band di Vasco. Riguardo soli e virtuosismi, io penso di aver dimostrato di essere capace di gestire determinate richieste dagli artisti con cui lavoro, basta sentire l’ultimo disco di Vasco per trovare momenti in cui eseguo parti piuttosto impegnative, ma se mi fossi sempre concentrato esclusivamente sull’aspetto più rock della chitarra, non sarei arrivato a suonare con Luca Carboni o Vasco. Per un chitarrista che aspira a fare il professionista in Italia, secondo me non ha senso cercare a tutti i costi di imitare un modo di suonare che non ci appartiene e che magari caratterizza professionisti d’oltreoceano.

Mi ricordo di un’intervista in cui si diceva che sei stato presentato a Guido Elmi come “il chitarrista coi suoni strani”…

Conosco Stef Burns dal 1999, nasco come suo fan e col tempo siamo diventati amici. Mi ha sempre dato consigli e supporto nei momenti di difficoltà, suggerendomi spesso di “trovare un mio suono caratteristico”, ma queste frasi a vent’anni sono difficili da capire (ride).

Mi sono accorto col passare del tempo che il mio era soltanto un gareggiare con l’estero, compravo dischi di chitarristi come Landau, Robben Ford e molti altri che sono stati un’ottima palestra, ma ho capito di dover trovare qualcosa che mi caratterizzasse quando ho iniziato a chiedermi “Un artista che ha la possibilità di lavorare in studio Landau, perché dovrebbe preferire me?”

Questo percorso ha portato Stef a presentarmi a Guido come un chitarrista con suoni particolari, da quel momento abbiamo iniziato a confrontarci ed è nata una nuova amicizia. Avendo poi la passione per la produzione, io non mi sento esclusivamente “un chitarrista”, non ho bisogno di suonare un solo iper tecnico per essere contento di quello che sto facendo.

Devo tantissimo ai Pink Floyd, Jerry Leonard, Daniel Lanois ed il rock alternativo, che mi hanno spinto a lavorare molto sulla ricerca sonora.

A questo unisci anche una grande passione per Hendrix

Certo, soprattutto per la psichedelia presente nei suoi dischi. Per limiti tecnici legati alla tecnologia del tempo, lui stesso non riusciva a portare fuori dallo studio le atmosfere che senti nei dischi, mentre oggi un chitarrista ha a disposizione possibilità infinite e… molti si limitano a suonare “Hey Joe”! Non la capisco questa cosa (ride).

Ci sono un miliardo di pezzi di Hendrix sconosciuti a molti chitarristi – ovviamente sto generalizzando – che non approfondiscono lo studio di questo artista fenomenale ma si limitano al lato estetico del suo modo di suonare. Credo che anche Hendrix si stesse stufando di eseguire assoli con la chitarra dietro la testa o coi denti e fosse più interessato alla sperimentazione sonora.

A questa passione per i suoni unisci un approccio istintivo o siamo più vicini alla cura maniacale della strumentazione? Ho visto che hai un setup piuttosto semplice…

Non sono un nerd da quel punto di vista, mi piacciono strumenti boutique ma anche pedali da 30 euro, basta che abbiano un qualcosa che mi incuriosisca. Con Vasco e Carboni live uso una Boss GT100 con cui ricreo i suoni che ho usato nei dischi, e magari linko alla pedaliera qualche pedale che per forza di cose non posso non usare, mentre in studio uso quasi esclusivamente strumentazione analogica.

Ultimamente sto usando l’SY300 della Boss che è davvero fantastico, eccezionale per creare landscape sonori che si uniscono al timbro diretto della chitarra creando atmosfere molto particolari.

In conclusione, dopo diversi anni di attività, sto ancora cercando un me stesso chitarristico che non si sia già sentito in giro!

Lorenzo Gandolfi

Foto di copertina: Nino Saetti ©

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Light of Day: rock folk americano per la ricerca sul morbo di Parkinson

Il Light of Day è un concerto-evento nato in America, quest’anno alla sua 16° edizione, e ha come scopo la raccolta di fondi da devolvere a favore della ricerca sulla malattia di Parkinson.

La tournée europea quest’anno prevederà cinque date italiane in cui si celebrerà il 10° anniversario dal primo concerto tenutosi nel 2005 a Roma.

TORINO – 10 dicembre 2015  al Folk Club 

Ed Manion, Jake Clemons, Joe D’Urso, Vini “Mad Dog” Lopez

Special Guest: Davide Van de Sfroos – Opening act: Rob Dye

L’ingresso al Folk Club è strettamente riservato ai soci. Info: lightofdayitalia@gmail.com

CANTU’, Como – 11 dicembre 2015 – All’Una e trentacinque circa

Ed Manion, Jake Clemons, Joe D’Urso, Vini “Mad Dog” Lopez

Special Guest: Davide Van de Sfroos – Opening act: Rob Dye

Info: pomodorimusic@gmail.comwww.pomodorimusic.com

MUGGIA, Trieste – 12 dicembre 2015 – Teatro Verdi

Ed Manion, Jake Clemons, Joe D’Urso, Vini “Mad Dog” Lopez

Opening act: Rob Dye, Brazos – Black Suit Trio

Info: www.triesteisrock.it

LUGO, Ravenna – 13 dicembre 2015 – Teatro Rossini (ore 17,30)

Ed Manion, Jake Clemons, Joe D’Urso, Vini “Mad Dog” Lopez

Opening act: Rob Dye,Mel Previte & Gangsters of Love

Info: 338/8897725; 335/7236903; 335/8099101, ing.tassellienrico@gmail.com

ROMA – 14 dicembre 2015 – Forum Music Village

Ed Manion, Jake Clemons, Joe D’Urso,Vini “Mad Dog” Lopez

Opening act: Rob Dye, Antonio Zirilli, Mardi Gras
Special Guest: Peppe Voltarelli

Info/prenotazioni: +39 3357848668 +39 3332866456, lightofdayitalia@gmail.com

 N.B. Si accede solo su prenotazione, posti a sedere limitati.

Il ricavato delle serate verrà devoluto INTERAMENTE a favore della Light of Day Foundation e dell’Accademia LIMPE- DISMOV” (Accademia Italiana per lo Studio della Malattia di Parkinson e dei Disordini del Movimento) .

www.facebook.com/LIGHT-OF-DAY-ITALIA-1428402344039263/?fref=ts 

www.jdcaravan.com

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Biella Festival 2015: il festival cambia pelle!

Oramai è tristemente ufficiale: il 24 ottobre prossimo si sapranno i nomi dei vincitori del Biella Festival Autori e Cantautori, ma non dal palco del Teatro Villani. La ragione? “La convergenza di contrazioni finanziarie dettate dal difficile momento economico” ha spiegato il direttore artistico Giorgio Pezzana “ha generato una situazione che ci ha privati delle necessarie garanzie. In queste condizioni di assoluta instabilità non è dunque possibile garantire lo svolgimento di una manifestazione come la nostra dall’abituale palcoscenico del teatro Sociale “Villani. Detto questo però, non abbiamo alcuna intenzione di fermare il festival”. Quindi nessuna finale live: a giudicare i finalisti sarà una giuria assai più ampia di esperti di musica e spettacolo e di persone di cultura che selezioneranno primo, secondo e terzo classificato. Al vincitore, come l’anno scorso, andrà la realizzazione del videoclip del brano primo classificato e la sua promozione stampa. “La musica che passa attraverso le immagini è sicuramente il futuro” ha poi ancora ricordato Giorgio Pezzana “proprio perché punta ad offrire la visibilità sui social network e su Youtube che si sta profilando sempre più come il presente e il futuro della circuitazione della musica”. Confermato anche il Premio intitolato a Sergio Endrigo, particolarmente significativo quest’anno, a dieci anni dalla morte del grande cantautore. E verrà assegnato come sempre da parte della presidenza del Premio letterario “Gozzano” di Terzo/Acqui Terme il riconoscimento per il miglior testo. “Ci stiamo organizzando anche per attivare una giuria popolare che esprimerà le proprie preferenze su Facebook. Sarà un riconoscimento a parte, una sorta di Premio del Pubblico.”

Biella Festival

Dall’anno prossimo il Festival cambierà pelle, totalmente, ha specificato Giorgio Pezzana: “Stiamo progettando un nuovo Biella Festival che, salvando la dimensione del live, riesca a fronteggiare i tagli economici a cui stiamo assistendo, ma soprattutto risponda sempre di più alla realtà della musica d’autore italiana e non solo. Alle esigenze effettive dei suoi protagonisti. Diciamo che la dimensione del video avrà un ruolo sempre più importante.”

Ricordiamo i nomi dei finalisti che sono:

ALESSIA ARENA – Montespertoli (FI) – “La sfinge alla stazione”

ANDREA BOLOGNESI – Cervia (RA) – “Una piccola ape”

BROKEN FRAMES – Bari – “In solitudine”

ICIO CARAVITA – Ferrara – “Scarabocchio”

RITA ZINGARIELLO – Gravina di Puglia – “Scivoli”

DANIELE DAVI’ – Carini (PA) – “Dei versi”

DIANA LOGICS – Reggio Emilia – “Di giallo e di blu”

FREQUENZA RETRO – Borgetto (PA) – “Quattro stracci”

LORENZO MALVEZZI – Genova – “Cinicittà”

ELIANA MELIS – Selargius (CA) – “Libera”

IRENE SCARPATO – San Sebastiano al Vesuvio (NA) – “Rose senza spine”

TITOLI DI CODA – Napoli – “Pinguini”

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WARWICK BASS CAMP 2015

_MG_8725Il Warwick Bass Camp sta diventando da qualche anno un appuntamento imperdibile per gli appassionati di basso elettrico e non solo. Corsi tenuti dai più blasonati rappresentanti dello strumento, clinic, jam session, ottimo cibo e birra sono gli ingredienti dell’evento che la tedesca Warwick/Framus propone per pubblicizzare il suo marchio e i suoi artisti. Per il terzo anno consecutivo noi di Chitarre c’eravamo e non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di intervistare Dave Ellefson dei Megadeth e l’unica esponente italiana (se escludiamo Antonella Mazza ormai parigina d’adozione), Madame Anais Noir dei Poison Garden, nuovo acquisto della famiglia degli endorser.

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DAVID ELLEFSON – L’intervista realizzata durante il Warwick Bass Camp 2015

DaveEllefsonUna lunga chiacchierata con il bassista dei Megadeth, in cui parla liberamente del ruolo e del futuro del suo strumento, delle sue band, degli inizi… e ovviamente del suo suono.

 

 

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MADAME ANAIS NOIRE – L’intervista al Warwick BassCamp 2015

AnaisNoir-2E’ la bassista e lead singer dei Poison Garden, prima band italiana dedita al NeoSteamPunk. Il look è di quelli che non si possono non notare, ma abbiamo concentrato il discorso sul suo ruolo come strumentista…

 

 

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About Her, il primo album di Simone Gianlorenzi

E’ il tre ottobre 2015, al Play! Music Store di Roma Simone Gianlorenzi e Alex Massari discutono amabilmente di musica all’ora del the. Loro sono su un palco. Intorno un bel po’ di gente ascolta con attenzione e tiene alti gli smartphone. Si parla del disco di Simone.

Simone e Alex
Simone Gianlorenzi e Alex Massari

Storie, aneddoti e risate a partire dal titolo. About Her viene una sorta di gioco del telefono che rimbalza sentenze tra l’italiano e l’inglese. Si parte nientemeno che da The Edge e il suo Delay che in italiano suona Di-Lei che rimesso di nuovo in inglese ci porta al fatidico About Her. Un gioco di parole con dietro, inevitabilmente, una donna, una chitarra e la musica. Simone e Alex si vogliono bene (e si vede), sono amici, colleghi e compari. Si raccontano le ragioni delle scelte, le sonorità, i riferimenti culturali e musicali. The Edge, dicevamo, ma anche i Depeche Mode, Bob Marley, Van Halen e Satriani. La chiacchierata scorre leggera sull’onda delle domande di Alex e le risposte di Simone che raccontano di una personalità (e musicalità) articolata con riferimenti che vanno e vengono, e si intrecciano con l’ironia e la risata. Simone non si sottrae e spiega e racconta tutti i pezzi (otto) che compongono l’album.

Dietro gli sgabelli e i microfoni si vede una chitarra collegata a pedali e ampli e un Mac pronto a lanciare le basi. E’ l’ora di suonare e anche in questo caso Simone non si fa pregare. Ascoltiamo alcuni pezzi e un po’ delle cose che ci sono state appena raccontate diventano più chiare grazie alle note che riempiono la sala.

Simone
Simone

L’evento termina con un brindisi e gli immancabili autografi sul CD. A proposito, se volete ascoltare i brani, il disco fisico, per ora, è l’unico modo. Sulla rete potete trovare il video che segue. Giusto un assaggio.

Sul disco hanno suonato, in ordine di apparizione: Pino Saracini (bass), Marco Rovinelli (drums), Pierpaolo Ranieri (bass), Valter Vincenti (reggae bass), Mario Guarini (bass). Le chitarre, ovviamente…

Il mix è stato realizzato da Fabrizio Simoncioni al The Garage Studio (Civitella Val Di Chiana, AR), il mastering da Kevin Metcalfe al Soundmaster Studio (Londra).

L’album è pubblicato da Maqeta Records

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Sinfonico Honolulu : Il nuovo album “Il Sorpasso” esce il 23 ottobre

I Sinfonico Honolulu sono un’orchestra di 10 elementi composta da 8 ukulele, basso, percussioni e tre voci principali. Toscani e livornesi, attivi da circa cinque anni, i dieci musicisti hanno attraversato varie fasi mantenendo da sempre un duplice atteggiamento verso il proprio caratteristico quattro corde. Se da un lato infatti i vari musicisti si sono impegnati a sfruttare al massimo le caratteristiche sonore del piccolo strumento hawaiano, da un altro non è mai stato perso lo sguardo giocoso e divertente, che l’ukulele istintivamente possiede ed ispira…

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MORICONI- MARCHITELLI- ANGELINI : No Compromises (CD-Ed. Videoradio)

Moriconi-No_more_compromisesMassimo Moriconi è uno dei musicisti più carismatici nel panorama nazionale, dotato di una grande duttilità che gli ha permesso di suonare a livelli altissimi nei contesti più disparati mantenendosi sempre riconoscibile e – vale la pena sottolinearlo – integro.
Da sempre impegnato nella didattica, sicuramente ha influenzato varie generazioni di bassisti.
Hanno caratteristiche simili, e non è poco, i suoi colleghi Egidio Marchitelli e Pasquale  Angelini.
Egidio è uno dei sideman più richiesti in Italia e proprio per questa capacità è in grado di suonare benissimo in qualsiasi contesto senza snaturarsi.
Queste qualità si evincono ascoltando il disco No Compromises, ottima musica ben scritta e ben prodotta.
Grande la varietà timbrica, i nostri si cimentano con le varie tipologie del proprio strumento in una musica piena di bei temi e belle tessiture (ottimo utilizzo della sovraincisione) e, ovviamente, bei solo. Nello stile di Marchitelli c’è il richiamo a un chitarrismo sanguigno ma controllato che si declina in una sorta di ‘chitarra totale’ fuori dagli stili perché in qualche modo li racchiude tutti in sé.
Un disco fruibile e pieno di spunti che può piacere a chiunque, dalla cosiddetta casalinga di Voghera allo shredder incallito.
Ottima la prova di Angelini alla batteria, decisamente al servizio della musica.

Francesco Poeti

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ADRIANO VITERBINI: “FILM O SOUND” in uscita il 23 ottobre

adrianoviterbini_filmosound_coverDopo il fortunato esordio solista Goldfoil, il 23 ottobre Adriano Viterbini, già chitarra e voce dei BSBE, darà alla luce per Bomba Dischi/Goodfellas il suo secondo lavoro intitolato Film O Sound (Bomba Dischi/Goodfellas).
Il titolo del disco è il frutto di un’intuizione stessa di Adriano. Il Filmosoud era infatti un proiettore a bobine della Bell & Howell, creato negli anni 40, compatto e portatile con audio intergrato, utilizzato sopratutto per conferenze nelle aule universitarie. La sezione audio valvolare e lo chassis con cono da 8 pollici del Filmosound ha di fatto una resa ottima se utilizzato come amplificatore per chitarra elettrica. Ed è proprio con questa sezione audio che Adriano ha registrato l’album assecondando una visione complessiva oltre che un instancabile desiderio di ricerca sonora…